..."c'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo", cantava in anni feroci qualcuno...anni in cui ancora non c'ero, eppure quelle parole sono ancora qui, la pioggia non smette di scendere e non si smette di piangere...
Strofe delle canzoni che hanno consumato e plasmato le mie orecchie risuonano in testa come le folate di vento che muovono le palline da ping-pong e regalano traiettorie impercettibili, codici di geometrie esistenziali...e così in base al momento e all'emozione che mi abita, come in un juke-box la musica ritorna ed è colonna sonora dei sentimenti...Da qualche giorno il tempo si è rallentato e vivo la profonda tristezza per aver perso quel piccolo canuzzo che da troppo poco mi era entrato nel cuore...eppure il dolore non è gestibile, almeno non tutto insieme. È stato così forse l'inconscio, un istinto di sopravvivenza che per non esplodere ha preso questo dolore e ne ha fatto dei piccoli bocconi, che come le folate di vento di cui sopra si abbattono sul morale e riescono a sfuggire solo attraverso gocce d'acqua che escono dagli occhi...
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